Roberto Magris - Sun Stone PDF Stampa E-mail
Scritto da Flavio Caprera   
Lunedì 30 Dicembre 2019 00:00


Roberto Magris - Sun Stone

JMOOD Records - 2019


Roberto Magris: pianoforte
Ira Sullivan: sax alto, sax soprano, flauto
Shareef Clayton: tromba
Mark Colby: sax tenore
Jamie Ousley: contrabbasso
Rodolfo Zuniga: batteria

Roberto Magris ci ha abituati nel corso degli anni a farci conoscere i suoi diversi aspetti di pianista, compositore e leader. Di volta in volta piega il suo jazz a seconda della formazione che prende parte ad un suo progetto. Dotato di profonda cultura pianistica e di un'inesauribile vena creativa, in questo suo ultimo lavoro intitolato Sun Stone, forse uno dei migliori e godibili della sua ultima produzione, lo vede alla guida di una formazione di primo livello con il monumentale Ira Sullivan al sax alto e il "terribile" Mark Colby al sax tenore. A completare la front line il giovane e scoppiettante Shareef Clayton alla tromba ed un'efficace sezione ritmica composta da Jamie Ousley al contrabbasso e dal costaricano e fantasioso Rodolfo Zuniga alla batteria. Sei dei sette brani che compongono il disco sono di Magris, mentre quello restante è una magnifica cover di Innamorati a Milano di Memo Remigi. Sun Stone è il pezzo di apertura: il tema viene proposto dai tre fiati con il pianoforteche va in modale e poi via ai solo prima di tenore di Colby e inseguito di un infuocato Sullivan all'alto. È il brano più "potente" del disco, una blowin' session d'altri tempi modernizzata dalle partiture di Magris e dagli spunti improvvisati dei fiati. Lo stesso tema e titolo chiude il disco seguendo una continuità progettuale e dinamica. Sullivan al flauto addolcisce la splendida ballad intitolata Planet Of Love. La sua integrità musicale permette di ammirare un artista che a 88 anni riesce a restituire intatto il feeling di un tempo. Qui Magris al pianofortesupera se stesso per intensità e profondità esecutiva/orchestrale. The identico lirismo è la fascinosa e misto/latin Maliblues, ricca di pathos e malinconica solarità. Più frizzante invece è la movimentata ballad Beauty Is Forever. A Look At The Stars - brano che concorre con Sun Stone alla supremazia del disco -, è riservata un'apertura pianistica dallo spirito coltraniano. Ma è solo l'inizio perché dopo un paio di minuti si scatena la front line, in versione Jazztet, in una fluente, magmatica e pirotecnica esplosione di note con un solo supremo al soprano di Sullivan. Disco consigliato!

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