Stefano Bollani & Gonzalo Rubalcaba @ Piacenza Jazz 2019 Stampa
Scritto da Marco Buttafuoco   
Lunedì 01 Aprile 2019 00:00


Foto: Angelo Bardini per gentile concessione Ufficio Stampa Piacenza Jazz Fest



Stefano Bollani & Gonzalo Rubalcaba @ Piacenza Jazz 2019
Piacenza, Teatro Comunale - 27.3.2019

Stefano Bollani: pianoforte
Gonzalo Rubalcaba: pianoforte

I due pianisti non avevano mai suonato insieme. Si sono trovati nelle ore precedenti al concerto provando la scaletta e il loro interplay. Tuttavia, come ci si poteva aspettare il risultato finale, è stato scintillante, con il pubblico (teatro pieno) che ha lungamente applaudito ogni brano e i critici-critici più soddisfatti di quanto loro stessi avrebbero immaginato. Diciamolo pure; alcuni di loro erano arrivati in sala abbastanza prevenuti. Chi si aspettava, dati i precedenti dei nostri eroi, fuochi d'artificio, esibizionismi e trovatine in serie è rimasto deluso. Bollani e Rubalcaba, grandi musicisti e professionisti di primissimo ordine, non sono saliti sul palco piacentino a miracol mostrare, ma per cercare un terreno comune sul quale sviluppare il loro percorso. Il progetto del duo è stato realizzato da Crossroads e Piacenza Jazz Festival.
Il programma è partito con il lirico Joan di Rubalcaba, seguito dal must, bollaniano, Il Barbone di Siviglia. Fasi di studio in cui i due parevano muoversi intorno al materiale con la circospezione di pugili alle prime riprese di un match. Il programma è decollato con il terzo brano, una rilettura della napoletana Reginella: lirismo asciutto e incisivo, nessun effetto speciale. Bollani ha lasciato a questo punto la scena al collega che dopo una lunga introduzione ha lasciato sgorgare, nelle battute finali, il delicatissimo tema di Windmills Of Your Mind, del compianto Michel Legrand. Bollani è rientrato per esibire il suo Siamo Tutti Figli Di Qualcuno, dai prorompenti profumi brasiliani. Tornati in duo, i pianisti hanno lavorato su un altro standard, la jobiniana Samba Di uma Nota So che è suonata raffinatissima, anche se qua è là si avvertivano frammenti di risaputo, di scontato. È stato su Lagrimas Negras che hanno dimostrato di avere ormai la loro strada. Il taccuino dice di alcuni passaggi di bellezza stratosferica.
Per chiudere due bis. Il primo è stato un notevole Caravan nel quale Rubalcaba ha fatto echeggiare tutto il pianismo afro-americano delle origini (ragtime, boogie e così via). A qualcuno fra i presenti Bollani è apparso, in questo come in altri brani, meno propositivo del solito, più legato, al traino del collega. Ma, nel complesso, hanno obiettato altri, il duo ha funzionato e sembra avere enormi margini di miglioramento. Se, come probabile, dopo il prossimo breve tour in Spagna, i due allargheranno il terreno del loro interplay, questa formazione potrebbe diventare una delle stelle del jazz internazionale.
L'appassionato, sempre un po' ipercritico e insoddisfatto, ricorderà però sempre questa bella serata in cui si è avvertita la fatica della ricerca, il coraggio di confrontarsi con esperienze nuove.

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