Finnish Jazz. Recensione. Tales of Robert Dickson.

Teemu Viinikainen - Tales of Robert Dickson

KS Jazz – 11759-3304-2 – 2005




Teemu Viinikainen: chitarra

Tim Hagans: tromba

Timo Hirvonen: basso

Jussi Lehtonen: batteria


Intervista a Teemu Viinikainen





Far scaturire un disco, allo stesso tempo, dalla scrittura e dall’improvvisazione. Teemu Viinikainen coniuga questi due atteggiamenti in Tales of Robert Dickson e, soprattutto, non nasconde questo duplice modus operandi né nei titoli né nell’intervista che abbiamo realizzato con lui.


Improvvisazione e scrittura. In Tales of Robert Dickson si mescolano brani scritti e arrangiati a improvvisazioni libere in duo e in quartetto, oltre a due episodi che Teemu Viinikainen riserva per la sua chitarra acustica. Il risultato è una abile commistione di ritmi e suoni, che spazia dal groove e dall’atmosfera progressiva di alcuni frangenti di Sneaking alla melodia intima e meditativa di Kaituri e delle improvvisazioni in duo, dagli accenti spiccatamente scofieldiani dell’introduzione del disco al suono puro e lirico dell’acustica.


Il lavoro perciò è un lavoro a posteriori sul materiale registrato e da scegliere per comporre il disco. La scelta dei brani e le relative esecuzioni non rendono evidente la diversa genesi delle tracce. Il quartetto riesce a porre di volta in volta l’accento su un particolare – ad esempio l’esplorazione di un particolare ritmo o l’impasto dei suoni. Inoltre, se i brani strutturati hanno uno sviluppo aperto a varie possibilità sonore, le tre parti di Sneaking, che, peraltro, provengono da un’unica lunga jam, sono derivate da quella medesima tensione sonora. Uno degli espedienti utilizzati da Viinikainen, e che rendono omogeneo il disco, è quello di disporre introduzioni ampie e in crescendo per i brani, che si sviluppano nel tema e che vengono richiamate dalle improvvisazioni. Introduzioni larghe che permettono all’ascoltatore di sintonizzarsi, con calma nel passare da un brano al successivo, sulla nuova lunghezza espressiva del quartetto.


Nel corso dei brani, i quattro musicisti si cimentano con espressioni che in modo diverso si richiamano al jazz. Le improvvisazioni di Tim Hagans e di Teemu Viinikainen riportano il dialogo di due musicisti impegnati liberamente nel costruire un suono che risulti dall’unione delle voci dei due strumenti. Space Dozen, scritta da Tim Hagans, è un brano che si muove maggiormente nel canone del jazz moderno: tromba e chitarra all’unisono sul tema, un tempo dispari a segmentare la melodia, la chitarra che accompagna con dei fendenti lancinanti e che, poi, improvvisa giocando sulle pause e dando molto respiro alla ritmica. Two grooves e Second thought, composte da Timo Hirvonen e Jussi Lehtonen, sono brani più lineari dal punto di vista ritmico e garantiscono una maggiore libertà interpretativa ai solisti. The Blues e Kaituri vedono impegnato solamente Teemu Viinikainen a sondare le implicazioni emotive del suono della chitarra acustica, con la limpidezza e l’immediatezza di strutture semplici, con il gioco dei riverberi naturali dello strumento.


Il percorso viene condotto tra le diverse atmosfere, in modo da dare ragione del titolo del disco: una collezione di racconti, che magari possono riguardare uno stesso personaggio, una stessa situazione con punti di vista e stili differenti. Avevamo incontrato Teemu Viinikainen in Bowling degli U-Street AllStars e in Kuunnelmia con Jukka Perko e Severi Pyysalo, trovandoci di fronte a un chitarrista capace di affrontare bene due mondi musicali differenti tra loro: Tales of Robert Dickson amplia ancora il numero dei contesti che Viinikainen riesce a manipolare.