Paolo Recchia – Ari’s desire

Paolo Recchia - Ari's desire

Via Veneto Jazz – VVJ071 – 2011




Paolo Recchia: sax contralto

Alex Sipiagin: tromba e filicorno

Nicola Muresu: contrabbasso

Nicola Angelucci: batteria






Un trio solido, unito da esperienze comuni e continua frequentazione. Un ospite dal pedigree particolare e attento nella sua evoluzione alla mondo classico e alla tradizione del jazz, proveniente dagli Stati Uniti ma non appartenente alla scuola jazzistica americana. Un repertorio abile nel guardare agli standard, ai maestri del sassofono e alle composizioni originali.


Paolo Recchia ha trentun anni e arriva con Ari’s Desire al secondo disco a proprio nome. Se nel primo era il pianoforte di Dado Moroni ad unirsi a sassofono, contrabbasso e batteria, in questo nuovo lavoro la scelta ricade sulla tromba di Alex Sipiagin. Ed è questo il primo tassello indicativo del suono del disco. La mancanza di uno strumento armonico offre libertà alle escursioni dei fiati e al dialogo tra i quattro musicisti. È una libertà che, se sfocia in qualche momento free, soprattutto si manifesta in una trascinante dimensione modale. La musica del lavoro è concentrata e, soprattutto nei brani originali, parte in maniera circospetta, contenuta quasi, per svilupparsi e crescere in forza e intensità. Se la scelta dei riferimenti ai maestri del sassofono, vale a dire Rollins e Coltrane, porta a brani tutto sommato classici e privilegia il primo con Tenor Madness e Pent-up House e prende dal secondo un brano dal periodo giovanile come Lazy bird, l’atteggiamento del sassofonista guarda al periodo più maturo di Coltrane e a certe evoluzioni di Wayne Shorter. Paolo Recchia utilizza in questo senso la propria attenzione al jazz più canonico e resta ancorato alle necessità della costruzione generale di forme e strutture, con le improvvisazioni che non prendono quasi mai il sopravvento sull’equilibrio dei brani e, in special modo, non si chiudono in un discorso autoreferenziale.


L’affiatamento con la ritmica rende agevole il discorso. Non appena le linee degli assolo corrono il rischio di sganciarsi pericolosamente dal binario tracciato per inerpicarsi verso sentieri tortuosi, Nicola Muresu, con la sua rocciosa stabilità, e Nicola Angelucci, con estro e vivacità, riportano alla mente del solista e dell’ascoltatore le coordinate del brano. Il supporto ritmico proposto per i brani trova sempre una soluzione convincente e permette anche al leader di entrare con decisione nelle pieghe degli standard scelti, intervenendo anche sulle frasi dei temi.


Alex Sipiagin, dal canto suo, non si limita a fare l’ospite: è presente in tutti brani e offre la giusta sponda al lavoro del sassofonista. Per la sua “doppia nazionalità” – il suo essere nel centro del jazz statunitense, pur mantenendo una visione estetica europea e un approccio allo strumento rigoroso e profondamente preciso, tipico dei musicisti dell’est europeo – e per il suo sguardo sia alle tradizioni del jazz che alle espressioni più recenti. Il dialogo tra Recchia e Sipiagin è costante per tutto il disco: l’esposizione dei temi è ben articolata sulle due voci e gli assolo di tromba e sassofono si susseguono con coerenza, oltre che sulla linea del brano, anche nel riscontro reciproco delle cose “dette” dai due musicisti.


Paolo Recchia è giovane, come si diceva sopra, ma avveduto. Come moltissimi musicisti della sua generazione ha sviluppato una grande capacità tecnica: nel suo modo di suonare entra però in maniera costruttiva l’amore per la tradizione e la reverenza per la storia del suo strumento, partendo dai grandi musicisti degli anni ’50 e ’60, come Rollins, Coltrane, Shorter e Ornette Coleman, per poi spingersi avanti fino alle tendenze più attuali e tornare indietro ai pionieri e a capiscuola come Coleman Hawkins e Lester Young. La sintesi di tutte queste spinte è in un disco, come Ari’s desire, dove ricerca e tradizione non entrano in contraddizione ma si intrecciano con naturalezza.