JAZU: Jazz from Japan. Recensioni. Kaori Miyoshi – Blackbird

Kaori Miyoshi - Blackbird

Precious Record – KMYS – 2012




Kaori Miyoshi: voce

Satoko Tanaka: pianoforte

Koichi Sato: pianoforte

Takayoshi Baba: chitarra elettrica, chitarra acustica

Yudo Matsuo: chitarra elettrica, chitarra acustica

Shigeki Serizawa: basso elettrico, basso acustico

Ryoji Orihara: basso fretless

Akihito Yoshikawa: batteria, percussioni






A volte la passione per il jazz può arrivare in maniera inaspettata ed improvvisa. Così racconta la cantante Kaori Miyoshi in una intervista rilasciata al magazine giapponese Jazz Japan, da cui è stata definita una delle vocalist più interessanti del panorama jazz nipponico.


Pur avendo sempre avuto, sin da giovanissima, una spiccata predisposizione per la musica ed il canto, è solo dopo essersi laureata in medicina ed aver già iniziato a praticare la professione che la Miyoshi fa il suo incontro con il jazz. Tornando a casa dal lavoro, la futura vocalist viene profondamente colpita da alcuni artisti di strada che si esibivano davanti ad una delle tante fermate dell’affollata metropolitana di Tokyo.


L’esperienza la colpisce al punto da farle decidere di riprendere la sua mai sopita passione per la musica ed affiancare al suo lavoro quello di cantante, esibendosi nei numerosi jazz club presenti tra Yokohama e Tokyo: una decisione che qualche anno dopo, inoltre, la porterà a trasferirsi in America per iscriversi alla celebre Berklee College of Music di Boston.


Dopo aver seguito il corso di studi ed essersi messa alla prova in innumerevoli jam session, nelle quali affina le sue doti vocali, l’esperienza americana della Miyoshi termina e la cantante torna in Giappone per intraprendere la carriera da professionista. Un sogno divenuto realtà per la vocalist giapponese che, nonostante il rapido susseguirsi di proposte di lavoro, ha sentito ad un certo punto il bisogno di imprimere un segno più concreto della sua evoluzione artistica, decidendo di registrare ed autoprodurre questo suo primo disco d’esordio.


Scorrendo la playlist ci si accorge delle numerose influenze che percorrono la proposta musicale della cantante. La sua voce versatile e mutevole, infatti, le permette di esprimersi in innumerevoli contesti e stili, risultando sempre convincente ed autorevole.


La maestria cantautorale di Bob Dylan (Don’t Think twice, It’s Alright) e Paul Simon (Still Crazy After All These Years), convive con standards classici (Bluesette, Fly me to the Moon) e moderni (Blackbird, Alfie) sempre in maniera armoniosa e coerente.


Accompagnata da un trio guidato, alternativamente, da piano o chitarra o presentandosi nella dimensione più intima del duo, la Miyoshi dimostra una brillante saggezza organizzativo-musicale scegliendo con intelligenza il set strumentale più adatto al mood del brano così come i musicisti che di volta in volta la accompagnano nelle sue performance. Tra essi spiccano collaboratori di lungo corso come la pianista e arrangiatrice Satoko Tanaka e i chitarristi Yudo Matsuo e Takayoshi Baba.


Dry Cleaners from De Moines è un piccolo gioiello che vede la Miyoshi, accompagnata unicamente da contrabbasso e batteria, lanciarsi nella insidiosa performance di uno dei brani più difficili di Joni Mitchell senza alcun supporto armonico. Qui il bravo contrabbassista Shigeki Serizawa, per intenzione e slancio, non fa rimpiangere il Pastorius presente nell’originale.


Tra i tratti distintivi della Miyoshi risalta soprattutto quella capacità di saper “raccontare”, con abilita da crooner, le storie e i personaggi che vivono nelle canzoni selezionate, riuscendo a rapire l’attenzione dell’ascoltatore che ne resta affascinato pur conoscendone già il finale.