MU – Twelve More Scenes of MU

MU - Twelve More Scenes of MU

Folderol – 2019





Adriano Lanzi: chitarra acustica, electronics, chitarra preparata

Federica Vecchio: violoncello

ospiti:

Økapi: electronics, production in The Trouble with tragedy is the fuss it makes

Geoff Leigh: flauto alto in Lenz

Lino Capra Vaccina: vibrafono, percussioni in Dwellers of Paradise

Amy Denio: basso in Lofoforo Splendido

Giovanna Izzo: voce in Logogrammi





Adriano Lanzi e Federica Vecchio, a tre anni di distanza da “Of strings and Bridges”, pubblicato per la Slam, tornano in scena con questo nuovo cd, registrato per l’etichetta romana Folderol, in cui ospitano alcuni nomi prestigiosi di livello internazionale. Si va dall’italo-francese Økapi, dj e specialista nel live electronics, a Lino Capra Vaccina, percussionista e vibrafonista, fra i fondatori degli “Aktuala” e sodale di Franco Battiato in incisioni degli anni settanta. Al flauto, in un brano, compare Geoff Leigh, storico componente di una delle band più famose dell’area di Canterbury, gli Henry Cow. Al basso, in un pezzo, si aggrega Amy Denio, polistrumentista americana curiosa, rotta a tutte le esperienze oltre i confini dei generi. Rispetto all’album precedente, la coppia ha incrementato le dosi di elettronica, anche se non mancano tracce in cui si procede quasi da cima a fondo in acustico.


Il cd si apre con The trouble with tragedy is the fuse it makes, con un’aria vagamente apparentabile alla colonna sonora di uno “Spaghetti-western”. Su una cadenza ripetuta parecchie volte, il violoncello si incunea, portando il pezzo su toni assorti e romantici, in un’atmosfera complessiva segnata dalla presenza di Økapi e dalla sua capacità ideativa e (s)compositiva.


Lenz è appannaggio del flauto caldo e ispirato di Geoff Leigh, a servizio di un motivo contrassegnato, per il resto, da un pedale chitarristico ostinato e dalle evoluzioni tematiche del violoncello.


Temple of Mu suggerisce il clima di attesa di una risoluzione che tarda ad arrivare. È meno costruito, levigato, rispetto ad altre tracce. È ripreso dal vivo a Napoli.


Dweller of Paradise vede la presenza di Lino Capra Vaccina. È, forse, il vertice dell’intero album ed è giocato su lontani richiami etnici e su un dialogo a incastro fra gli strumenti dei tre musicisti su una melodia avvolgente dalle nuances malinconiche.


Lofoforo Splendido si avvale del contributo di Ami Denio e ha un carattere danzante, attorno ad una frase chitarristica d’effetto, che fa da da collante degli interventi dei singoli.


Con Fac ut ardeas si va a scomodare addirittura lo “Stabat Mater” di Vivaldi. Nessun sacrilegio. La versione che qui si ascolta scorre “classica” per i tre/quarti con una conclusione sospesa e per certi versi inquietante.


Breve studio sul Negarsi e sul Concedersi, Brasseur und Churchward sono brevi segmenti contraddistinti dall’antinomia fra introduzioni informali e sviluppi armonici espansi dagli arpeggi della chitarra.


Logogrammi, anche questa registrata live a Napoli, ci permette di ammirare l’abilità della vocalist Giovanna Izzo nel penetrare con il suo canto senza parole, su toni acuti o acutissimi, nella trama tendente verso l’atonale messa in piedi dal duo alle sue spalle.


La chiusura è in coppia con Prima e dopo il Paguro, ritmicamente mossa, fra la musica contemporanea e un Brasile solo immaginato e Quasi niente che è un non finale, tanto è interlocutorio e problematico nella sua mancanza di definizione.


Il duo MU con questo disco continua nella ricerca di una proposta volutamente priva di una specificità di ambito, imparentata con il jazz per via dell’improvvisazione, in debito con il rock nelle sue declinazioni meno dure e con l’ambient. Si possono, inoltre, rintracciare qualche spruzzata di folk e la reminiscenza di studi classici sparsi qua e là, per non farsi mancare niente, come si suol dire al giorno d’oggi…




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