Marc Copland Quartet – Someday

Marc Copland Quartet - Someday

Marc Copland: pianoforte
Robin Verheyen: sax tenore, sax soprano
Drew Gress: contrabbasso
Mark Ferber: batteria

Inner Voice Jazz – 2022

 

 

Una micro-cellula sonora si spande per l’aria: è l’accenno al pianoforte di Someday My Prince Will Come. Marc Copland, mesto e silenzioso apre lo spazio al sax di Verheyen che ne ripete il tema. Dopo di che si improvvisa. Copland da sfogo all’invenzione e gli altri lo seguono a ruota prima di approdare nuovamente al tema di uno standard riportato a nuova vita, poetico e astratto. Questa è l’arte di un grande pianista che in Someday ha aggiunto un fiato alla sua tradizionale espressività triangolare. Un tenore, che riempie gli spazi, li satura di note, ma che non scalfisce la grana artistica di un pianista che sembra fluttuare nel tempo, galleggiare tra le note del suo Spinning Things, tra variazioni ritmiche dell’ottimo Ferber alla batteria e giri di basso del fido Drew Gress. Dukish di Verheyen è un palese omaggio a Duke Ellington. Brano delicato, quasi sussurrato in cui il sax ritratta la punteggiatura sonora di Hodges. Segue Let’s Cool One di Monk. I quattro lo affrontano smussando gli angoli di note con dei giri armonici ispirati e gioiosi, con sommo divertimento e piacere di suonare. Round She Goes è un’altra composizione di Copland, rarefatta e riflessiva, aperta a ogni cambiamento e improvvisazione, con la batteria che spinge e crea tenendo in piedi la linea creativa e ritmica. Encore si apre sommessamente, con passi felpati, con l’autore del pezzo che soffia docilmente nel sax. Il soprano gioca tra le linee, mentre gli altri strumenti si muovono docili e comprensivi attorno ad esso. Day And Night, di Copland, vuol essere un pezzo di neo bop però libero dalle strutture convenzionali e legato saldamente all’invenzione del momento. Lo splendido Someday, disco di grande caratura tecnico/artistica, si chiude con una personale e accattivante versione di Nardis di Miles Davis.

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