Antonio Borghini: contrabbasso
Pierre Borel: sassofono contralto
Tobias Delius: sassofono tenore, clarinetto
Anil Eraslan: violoncello
Rieko Okuda: pianoforte
Steve Heather: batteria
We Insist! – 2025
Antonio Borghini è un contrabbassista milanese, residente da anni a Berlino, leader di “Banquet of consequences”, sestetto formato da musicisti di varia nazionalità, dal sassofonista francese Pierre Borel alla pianista australiana Rieko Okuda, dal violoncellista turco Anil Eraslan al batterista australiano Steve Heather, fino al più noto di tutti, l’olandese Tobias Delius al tenore e al clarinetto, storico membro dell’ICP orchestra. “Resta chi va” è dedicato alla memoria di Tristan Honsinger e di Stefano De Bonis, scomparsi da poco, ed è diviso in due tempi, contenenti ognuno cinque brani, inframmezzati da un intervallo, in cui si ascolta soltanto il contrabbasso del band leader. In realtà nei due tempi non c’è una vera cesura fra un pezzo e l’altro. Si procede senza soluzione di continuità nelle due parti della suite, se così vogliamo definirla.
La proposta contiene un’anima Monkiana, traslata dalla lezione di Misha Mengelberg, ma non solo. Si avvertono, infatti, echi mingusiani negli impasti sghembi dei due sassofoni, e nelle accentuazioni ritmiche di alcuni segmenti, in crescendo progressivo. Si riconoscono, poi, accenni a balli popolari come il valzer ed il tango, inseriti in un pastiche che richiama il modo di rappresentarsi del “Willem Breuker kollektief” o della “Vienna Art Orchestra”. L’avanguardia mitteleuropea degli anni settanta/ottanta, cioè, in diversi aspetti, è richiamata largamente in questo album. In alcun punti, infine, si possono individuare passaggi che fanno ricordare il suono della mitica orchestra di Chris Mc Gregor, formata da esuli sudafricani residenti nel Regno Unito. Insomma le influenze, le contaminazioni sono tante, tutte utili a forgiare le sembianze cangianti di questo progetto.
Si comincia, spesso, con introduzioni aeree, atmosferiche, in cui ogni strumento ci mette del suo in comunione o in contrasto con i partners. Da questo vociare scomposto si materializza, successivamente, un tema che viene ripetuto, esteso dai singoli musicisti, fino al dischiudersi di assoli, principalmente delle due ance, sempre in linea con il carattere della musica e allo stesso tempo estremamente liberi, ricchi di note fuori registro, trascinate, aggrovigliate, e prontamente rimesse in sesto per mezzo di virtuosi colpi di coda.
Insomma Borghini ha assemblato tanti elementi nelle partiture e il suo sestetto ha contribuito alla creazione di un’opera fresca e contemporanea, con un lavoro attento, dal punto di vista esecutivo, e ingegnoso sotto l’aspetto improvvisativo.
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