
Amaro Freitas: pianoforte, piano preparato, richiami, elettronica
Piacenza – 12.4.2026
Foto: Andrea Gaggero
Bene ha fatto il Piacenza Jazz Fest, in sinergia con il prestigioso festival itinerante Cossroads, giunto alla 27 stagione, a prevedere un concerto del pianista brasiliano. Freitas è l’uomo nuovo del pianoforte jazz? Il pianista brasiliano è l’incarnazione dell’equivalenza odierna tra jazz uguale musiche afroamericane? Sì, o forse no. Il “recital pianistico”, e tanto altro non sempre memorabile, è stato strutturato in due parti piuttosto eterogenee, a fare da cerniera la riproposizione del classico monkiano ‘Round Midnight. Affrontato con grande finezza, gusto da vendere e sapienza rara nella gestione di armonia e dinamiche è parso frutto di una scelta comprensibile e condivisibile, quanto debole e scoperta nel dover convincere il pubblico della propria ortodossia jazzistica. Le due parti del concerto rimandano a momenti e incisioni diverse del suo, non più breve, percorso. Inzialmente alcune composizioni originali per solo piano, con ampie parti improvvisate, talvolta preparato con mollette ed oggetti o con l’introduzione delle stesse mani a voler cercare altri, non nuovissimi, suoni. Tra le cose migliori il breve gioioso e stupefacente pianoforte-berimbau di Danca dos martelos; stupefacente per la semplicità, giustezza ed energia nati da un semplice gesto. La prima parte risalta come un continua dichiarazione di amore, che diventa anche verbale, per il pianoforte, per il suo suono, le sue grandi possibilità e il suo corpo, indagato e interrogato con “foga”. La foga fmusicale di Amaro è fortunatamente sostenuta da una tecnica solidissima e controllata da una visione musicale ampia e originale. Echi scoperti di pianismo ottocentesco, gli impressionisti in cima, dentro un’idea di musica come rituale: si comprende così la struttura basata sulla ripetizione di cellule ritmiche alternate a scorribande pianistiche scintillanti. Quello di Freitas è un pianismo semplice solo in apparenza, a parte la tecnica, cristallina per diversi aspetti, sono le coordinate estetico-prassiche ad essere lontane dalla storia codificata di questa musica, storia peraltro presente molto lateralmente. Nella seconda, più breve, parte il dimenticabile tentativo di rendere concreta l’emozione della visita alla foresta amazzonica, tra il folklorico e il naive, sconta un peccato di ingenuità. A voler confrontare questo esito con l’ultimo “Y’Y” appare sensibile il difetto. Ma anche Freitas è musicista e persona “bigger than life” e gli si perdona tutto perché la solarità, la capacità comunicativa e la sua genuinità paiono fuori discussione. Nonostante la non giovane esperienza, sull’età anagrafica oggi pare arduo esprimersi, siamo del tutto convinti che Amaro Freitas abbia spazi di crescita. Se così non sarà continueremo ad apprezzare un magnifico musicista ed una persona che ci piacerebbe avere, come lui chiama affettuosamente il pubblico, nella “family”.
Segui Jazz Convention su instagram: @jazzconvention