Max Trabucco Convergence @ “Jazz & Breakfast”

Max Trabucco: batteria
Federica Michisanti: contrabbasso
Manuel Caliumi: sassofono contralto
Federico Pierantoni: trombone

Foto: Carmelo Calabria

Per la rassegna “Jazz and Breakfast” al Teatro Modena di Genova, il giorno 29 marzo si esibisce il quartetto “Convergence”, guidato dal batterista trevigiano Max Trabucco. I concerti in cartellone si svolgono abitualmente la domenica mattina e sono seguiti da un pubblico fedele e numeroso. Per questo penultimo appuntamento, non è una novità, la platea è completamente esaurita.
Il concerto si snoda sui brani del disco eponimo pubblicato da Abeat a ottobre scorso, a firma per la quasi totalità del bandleader, con una sola eccezione, un pezzo di Elvin Jones, Ascendant.
Il quartetto pianoless consente una grande libertà di azione ai due fiati, Manuel Caliumi al sax alto e Federico Pierantoni al trombone, che espongono il motivo, di regola, poi intersecano i loro percorsi in vividi contrappunti, fino a prodursi in assoli estremamente pertinenti ai temi dell’album, nervosi, quando occorre, o di un lirismo asciutto, in qualche specifica traccia. Il connubio sax alto-trombone, di per sé, inoltre, assicura un tipo di timbrica particolare, molto incisiva e penetrante. Nella storia del jazz si possono menzionare, fra gli altri, gli incroci in ambito avant garde di Joseph Bowie e Oliver Lake oppure di George Lewis e Anthony Braxton, per citare 2 modelli “nobili”.
Sul palco, al lato sinistro, si posizionano i due fiati. Al centro dà di piglio al contrabbasso Federica Michisanti, dal timbro caldo e avvolgente. Max Trabucco è, per contro, sulla destra della scena e confeziona un accompagnamento mutevole e frastagliato, stimolante per far quadrare il discorso complessivo con i partners.
Il momento migliore dell’esibizione è, sicuramente, costituito dall’esecuzione di Prayer for Peace. L’introduzione del pezzo da parte della Michisanti è particolarmente toccante. Distende la melodia, poi, Manuel Caliumi con un intervento misurato e sobriamente tenero, a cui fa eco Pierantoni, che rafforza il carattere accorato, quasi invocativo, del brano. Da lì in poi si procede creando un clima che ricorda il quartetto di Ornette Coleman con Charlie Haden.
Gli spettatori, alla fine, tributano meritati applausi al gruppo, a dimostrazione che pure un jazz moderno, non certamente etichettabile come mainstream, può incontrare il favore di un pubblico trasversale, non soltanto di semplici appassionati del genere.

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