La trentesima edizione del Premio Internazionale Massimo Urbani

Camerino e Urbisaglia – 26/28.6.2026

Foto: Fabio Ciminiera

L’edizione numero trenta del Premio Internazionale Massimo Urbani è stata l’occasione per ripensare al percorso compiuto dal concorso in questi anni. Nel disegno tracciato da Musicamdo, l’associazione diretta da Daniele Massimi che ha raccolto il testimone di Paolo Piangiarelli, si legge l’intenzione di sottolineare il senso di continuità della rassegna: il ritorno di Rosario Giuliani, primo vincitore del Premio, come presidente della giuria; la scelta di concludere il festival ad Urbisaglia, la cittadina dove Paolo Piangiarelli aveva promosso l’idea di ricordare il talento di Massimo Urbani, scomparso qualche anno prima, attraverso i solisti emergenti del jazz; il concerto con i vincitori e i partecipanti alle edizioni più recenti, un vero e proprio gala per festeggiare un compleanno importante guardando anche al presente e al futuro e testimoniare il rapporto consolidato con i vari musicisti passati sul palco di Camerino nel corso degli anni.

L’atmosfera è stata particolare per diversi aspetti: la celebrazione del traguardo raggiunto si è unita alla scomparsa avvenuta pochi giorni prima della rassegna di due figure fondamentali come il fotografo Carlo Pieroni e il sassofonista Maurizio Urbani, fratello di Massimo e entusiasta animatore delle jam session; dall’altra parte, l’energia spontanea e determinata dei dieci concorrenti, musicisti nella prima parte della loro carriera, la possibilità di misurare le proprie esperienze con quanto fatto da altri ragazzi alle prese nelle stesse situazioni, con musicisti e operatori più esperti. Fili che si sono intrecciati nei momenti istituzionali e nelle occasioni più conviviali o libere, nei racconti informali nei capannelli e nelle parole spese dal palco.

Come di consueto, il concorso mette a confronto intenzioni differenti nell’approccio all’improvvisazione e agli stilemi del jazz. In questa edizione c’è stata una maggiore attenzione ad esplorare i brani del repertorio modale al fianco dei capisaldi della grande letteratura degli standard. Stili e intenzioni si sono alternati per restituire una visione espressiva già avviata in tutti i concorrenti, come è ovvio con aspetti e meccanismi ancora da limare e sistemare, ma costruita con attenzione e pronta per accogliere gli ulteriori stimoli che i vari musicisti andranno ad incontrare

«Giudicare è sempre complesso, soprattutto quando si entra nelle emozioni e nelle aspettative di ragazzi così giovani.» Rosario Giuliani, presidente della giuria e vincitore della prima edizione, riflette così sulle esibizioni dei giovani concorrenti. «Il messaggio che vorrei lasciare a tutti, prosegue il sassofonista, è di continuare a credere nel proprio percorso: chi non ha vinto deve ripartire da dove è arrivato, chi ha vinto deve sapere che questo è solo un passaggio. A fare la differenza saranno sempre l’approccio alla musica, la passione, il rispetto e l’educazione.» Il senso di un processo fatto di tanti piccoli passi, voluti o accidentali, per poter arrivare ad esprimere la propria voce: incontri e talenti, capacità tecnica e necessità di sviluppare un discorso musicale in empatia con i compagni di palco e di trasmetterlo con personalità al pubblico.

Dopo la prima serata dedicata all’esibizione dei finalisti all’Auditorium Benedetto XIII, il cortile del Palazzo Arcivescovile ha ospitato nella seconda serata il concerto di Rosario Giuliani con i tre musicisti che hanno accompagnato i concorrenti durante la finale, vale a dire la ritmica solida ed esperta formata da Emilio Marinelli al pianoforte, Paolo Ghetti al contrabbasso e Massimo Manzi. Il sassofonista ha ripercorso i brani più significativi della sua carriera e ha approfittato per raccontare retroscena e motivazioni che hanno accompagnato la scrittura delle composizioni e le vicende intorno alle registrazioni: una condivisone genuina e utile per i concorrenti in attesa della proclamazione dei vincitori che sarebbe avvenuta poi al termine del concerto.

La giornata conclusiva si è svolta nel parco della Rocca di Urbisaglia con le mura del castello a fare da quinta naturale al palcoscenico. Nella prima parte della serata, il concerto del vincitore del 2025, il trombettista Antonio Scannapieco: lo Scannapieco-Geremia 5et (formato da Pasquale Geremia al sax tenore, Guglielmo Santimone al pianoforte, Giulio Scianatico al contrabbasso e Angelo Gregorio alla batteria e naturalmente da Scannapieco alla tromba) ha messo in mostra l’hard bop energico ed elettrizzante dei brani originali presenti nel disco registrato in seguito alla vittoria dello scorso anno e presentato in questi giorni. A seguire, il “Concerto per i 30 anni del Premio Urbani”: la ritmica guidata da Tommaso Perazzo al pianoforte, vincitore nel 2018, e formata da Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Andrea Elisei alla batteria, ha suonato con alcuni dei partecipanti recenti come il sassofonista Lorenzo Bisogno, vincitore nel 2021, il sassofonista Vincenzo Di Gioia, secondo classificato nella scorsa edizione, la sassofonista Sophia Tomelleri, vincitrice nel 2020, il trombettista Antonio Scannapieco e il vincitore dell’edizione 2026, il pianista Leo Dalla Cort.

Infine, come d’obbligo i nomi dei vincitori dei diversi premi in palio. Come scrivevo sopra, Leo Dalla Cort ha vinto la ventinovesima edizione del Premio Internazionale Massimo Urbani: il pianista ventiquattrenne si è aggiudicato così anche il Premio Paolo Piangiarelli, vale a dire la registrazione del suo primo disco come leader, e il premio Nuovo IMAIE, consistente in una serie di concerti in festival e istituzioni musicali italiane. Al secondo posto si è classificato il chitarrista Dionisio Berardo, mentre al terzo posto si è piazzato il sassofonista Andrea Paternostro, vincitore anche del Premio del Pubblico. Il pianista dicianovenne Alessio Pagliero si è aggiudicato il Premio della Critica e la Borsa di Studio Nuoro Jazz. Il Premio Social è andato al sassofonista Reuben Pompei mentre il Premio Fara Music Jazz Lab (vale a dire la possibilità di esibirsi con la propria band al Fara Music Jazz Live 2027) è stato assegnato alla cantante Elena Brandes.

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