
Universal-Verve Italy – 2026
Wait a moment è il nuovo disco della BBIT Big Band Italia, un’orchestra che si è formata nel giugno del 2020. Dopo alcune traversie legate anche al periodo pandemico, Bruno Luise e Pierluigi Villani sono riusciti a portare in porto il progetto. Il disco ne è testimonianza e allo stesso tempo documento di una big band che annovera al suo interno professionisti di livello internazionale – metà sono partenopei – tra cui anche ospiti di prestigio come Randy Brecker, Carlitos Del Puerto, Chris Minh Doky, Bob Franceschini, Jimmy Johnson, David Kikoski, Oz Noy e Ada Rovatti. In aggiunta vi è anche una compagine di guest italiani come Maria Pia De Vito, Javier Girotto, Giovanni Falzone, Umberto Muselli, Gaetano Partipilo, Roberto Ottaviano e Luca Bulgarelli. BBIT Big Band Italia esegue un jazz che tiene in conto lo storico suono delle grandi orchestre jazz a cui affianca una espressività moderna, fondata sulla forza della ritmica e il traino di una sezione fiati corposa e creativa. Negli intrecci e interscambi fra le due sezioni ne deriva la chiarezza di un timbro preciso e definibile. Questo dovuto anche alla puntualità e al rigore degli interventi non chè alla notevole passione che i musicisti vi infondono. A quel contesto poi bisogna aggiungere gli interventi individuali dei solisti di prestigio che apportano ulteriore originalità e spunti singolari alle composizioni. I brani che compongono Wait a moment sono sette, di cui sei originali e firmati dai singoli componenti del gruppo: a Bruno Luise, che è anche l’arrangiatore del disco, appartengono Wait A Moment! e Looking Ahead, a Pierluigi Villani Big Little Lies e IB; a Pablo Montagne Aquarelles e a Michele Campobasso Children. Il brano di chiusura al disco è invece una cover appartenete a Kenny Kirkland e intitolata Diende. Wait a moment si apre con Big Little Lies, un pezzo dal sapore fusion in cui la ritmica e i fiati spingono e incendiano di colori la musica. Giovani Falzone e Bob Franceschini sono gli autori dei soli, e che soli. Dopo un’apertura così programmatica e incalzante di questo progetto, fresco e fatto di ottimo jazz, arriva la title track. Dinamiche ad alta velocità, fiati da locomotiva e una chitarra, quella di Oz Noy, che descrive orbite rock fusion impressionanti. Di contro si eleva l’urlo del sax alto di Gaetano Partipilo. Il tempo cambia in forma di una sorta di ballad, o meglio una rock story in veste fusion. La voce che ne canta le gesta di Children è quella di Maria Pia De Vito a cui risponde l’intenso e evocativo soprano di Javier Girotto. Questo è uno dei pezzi più belli e significativi del disco. IB invece ha tutte le fattezze di un brano organico, dal sound preciso, puramente orchestrale, in cui ne determinano l’imprevedibilità sonora il soprano di Roberto Ottaviano e la tromba dell’eclettico Randy Brecker. Aquarelles invece ha un’apertura lontanamente mingusiana che introduce forse la traccia più jazz e acustico del disco, in cui emerge l’assolo di contrabbasso di Chris Minh Doky e il volo etereo del soprano di Ottaviano. In Looking Ahead si misura la forza e il sound incredibile della sezione fiati che trova propulsione continua nella spinta della ritmica. Brecker s’innalza e cede il testimone all’assolo di sax tenore di Umberto Muselli. Anche qui siamo in territori assolutamente jazz. Il disco si chiude con un arrangiamento ben riuscito di Dienda, il pezzo di Kenny Kirkland. Al pianoforte c’è David Kikoski e al soprano Ada Rovatti. Un epilogo in linea con l’alta qualità del disco.
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